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✠ Dedicato a Maria, Madre nostra, pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge
«È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».
Una frase del Vangelo per te:

Esorcismo di S. Benedetto patrono degli esorcisti

Origine della Medaglia o Croce di S. Benedetto
Le origini della Medaglia di S. Benedetto sono antichissime. Papa Benedetto XIV ne ideò il disegno e col Breve del 1742 approvò la medaglia concedendo delle indulgenze a coloro che la portano con fede.
Sul diritto della medaglia, S. Benedetto tiene nella mano destra una croce elevata verso il cielo e nella sinistra il libro aperto della santa Regola. Sull'altare è posto un calice dal quale esce una serpe per ricordare un episodio accaduto a S. Benedetto: il Santo, con un segno di croce avrebbe frantumato la coppa contenente il vino avvelenato datogli da monaci attentatori. Attorno alla medaglia, sono coniate queste parole: "EIUS IN OBITU NOSTRO PRESENTIA MUNIAMUR" - Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell'ora della nostra morte. Sul rovescio della medaglia, figura la croce di S. Benedetto e le iniziali dei testi.
Si tratta di versi antichissimi, che appaiono in un manoscritto del XIV sec., a testimonianza della fede nella potenza di Dio e di S. Benedetto. La devozione della Medaglia o Croce di S. Benedetto divenne molto popolare dopo la guarigione miracolosa del giovane Brunone, figlio del conte Ugo di Eginsheim in Alsazia. Secondo alcuni, Brunone fu guarito da una grave infermità dopo che gli fu offerta la Medaglia di S. Benedetto. Dopo la guarigione divenne prima monaco benedettino e infine Papa con il nome di Leone IX, morì nel 1054 e fu canonizzato Santo nel 1087. Tra i propagatori della Medaglia o Croce di S. Benedetto si annovera anche S. Vincenzo de Paoli.

S. Benedetto, la vita in breve

S. Benedetto: Norcia, 480 circa – Montecassino, 21 marzo 547, (Memoria, 11 luglio). Padre del monachesimo d'occidente, è Patrono d'Europa e degli esorcisti. A lui si deve la costruzione di un nuovo modello di civiltà europea fondata sulla verità Cristiana, non più influenzata dal mito classico. Benedetto è considerato il patriarca del monachesimo occidentale perché ne fu il principale legislatore, riformatore e unificatore.
Fu mandato dai genitori a Roma dove, temendo di pervertirsi a contatto dei cattivi esempi dei suoi condiscepoli, si ritirò in solitudine prima a Enfìde, paese della Sabina, e poi nella vicina Subiaco dove il monaco Romano lo rivestì dell'abito religioso.
I monaci di Vicovaro, alla morte del loro abate, lo invitarono ad assumere la direzione della loro comunità. Non riuscendo però a ricondurre questa comunità a una vita più regolare, se ne ritornò nella solitudine della vita eremitica. Eresse dodici piccoli monasteri che, con il passare del tempo, andarono tutti distrutti, eccetto l'attuale monastero di Santa Scolastica.
A Subiaco incominciò a stendere la sua Regola in latino volgare, conforme alle esigenze spirituali e materiali dei laici che volevano darsi all'ascesi sotto la sua guida. 
Benedetto si stabilì definitivamente sul monte sovrastante la pianura della vallata del Liri (oggi Montecassino); abbatté gli altari delle false divinità, tagliò i boschetti sacri e con assidua predicazione si diede alla conversione dei contadini rimasti ancora pagani.

Il parlare e il tacere secondo un grande Papa: Gregorio Magno

(dalla Regula Pastoralis)
La guida delle anime sia discreta nel suo silenzio, utile con la sua parola

La guida delle anime sia discreta nel suo silenzio e utile con la sua parola affinché non dica ciò che bisogna tacere e non taccia ciò che occorre dire. Giacché come un parlare incauto trascina nell’errore, così un silenzio senza discrezione lascia nell'errore coloro che avrebbero potuto essere ammaestrati. Infatti, spesso, guide d’anime improvvide e paurose di perdere il favore degli uomini hanno gran timore di dire liberamente la verità; e, secondo la parola della Verità, non servono più alla custodia del gregge con lo zelo dei pastori ma fanno la parte dei mercenari (cf. Gv. 10, 13), poiché, quando si nascondono dietro il silenzio, è come se fuggissero all'arrivo del lupo. Per questo infatti, per mezzo del profeta, il Signore li rimprovera dicendo: Cani muti che non sanno abbaiare (Is. 56, 10). Per questo ancora, si lamenta dicendo: Non siete saliti contro, non avete opposto un muro in difesa della casa d’Israele, per stare saldi in combattimento nel giorno del Signore (Ez. 13, 5). Salire contro è contrastare i poteri di questo mondo con libera parola in difesa del gregge; e stare saldi in combattimento nel giorno del Signore è resistere per amore della giustizia agli attacchi dei malvagi. Infatti, che cos'è di diverso, per un Pastore, l’avere temuto di dire la verità dall'avere offerto le spalle col proprio silenzio? Ma chi si espone in difesa del gregge, oppone ai nemici un muro in difesa della casa di Israele. Perciò di nuovo viene detto al popolo che pecca: I tuoi profeti videro per te cose false e stolte e non ti manifestavano la tua iniquità per spingerti alla penitenza (Lam. 2, 14).

Preghiere di liberazione

Se proponessi qui un formulario di "potenti preghiere di liberazione", come si annuncia su alcuni siti, potrei forse ingannare la buona fede di molti. La preghiera è innanzitutto una professione di fede, ovvero un rapporto dichiarato con Dio più o meno intimo, non una formula magica.
Aggiungo che a parer mio, anziché affidarsi a preghiere di auto-liberazione, si dovrebbe scegliere la guida di un buon Sacerdote.
Non biasimo quanti nel web le propongono in buona fede, si dovrebbe semmai cercare di discernere se in tal caso non esista qualche possibilità di illudere le povere anime bisognose. Si diffidi invece di tutti quei siti che propongono questo tipo di preghiere come potentissime, efficaci, ecc., certi titoloni hanno il solo scopo di portare visite al sito, magari perché contiene pubblicità commerciale. Per rispetto assoluto delle anime, qui non troverete niente di ciò.

Relazione con Dio è liberazione
La preghiera in genere, che si tratti d'una preghiera formulata o spontanea, deve (o dovrebbe) aprirci a contemplare la reale presenza dell'intera Coorte Celeste durante la recitazione; ciò avviene quando Dio ci ha dato di comprendere che la preghiera viene da Lui e a Lui torna. In termini più diretti: tu vivi l'essenza della preghiera quando senti che Dio partecipa alla tua preghiera. E' proprio così: Dio partecipa alla tua preghiera e ti nutre di Lui medesimo per mezzo di questa, tu in autentica adorazione, nell'amore che riesci a esprimere e donare a Dio nel gustare l'orazione. Sentirsi in debito d'amore e porsi in preghiera con umiltà e gioia può aiutare l'abbandonarsi a Cristo, nostra passione. Senza la partecipazione di Dio, non possiamo trovare gusto in nessuna preghiera. E Dio non si rifiuta mai, come e quando Lui sa per il nostro e l'altrui miglior bene.

Pregare continuamente

Letteratura Copta, un esempio. Per trattare correttamente un argomento, si deve prima di tutto definire con esattezza i termini impiegati, altrimenti si rischia di parlare senza coerenza. Nel titolo della conferenza troviamo la parola “letteratura” che non fa problema, ma dopo viene l'aggettivo “copta” che viene spesso utilizzato, a parer mio, non adeguatamente. In questa sede intendo “copto” non nel senso di “lingua copta”, ancora meno nel senso nazionalistico che questa parola ha preso negli ultimi secoli, ma come l'espressione della tradizione alessandrina (che sia tramandata in greco, in copto boairico, saidico etc., oppure in arabo) che nasce al tempo della Chiesa indivisa e continua a vivere dopo il concilio di Calcedonia nella Chiesa Ortodossa in Egitto e nei paesi della Predicazione di S. Marco. Non dovremmo mai dimenticare che la parola “copto” è di origine araba e quindi totalmente anacronica quando parliamo di secoli anteriori all'arrivo degli Arabi in Egitto: sarebbe più giusto dire “egiziano cristiano”, ma lasciamo questo problema per un’ altra volta... Stasera, mi limiterò ad un esempio per illustrare la ricchezza della tradizione alessandrina. Il tema, quello della preghiera continua, è spirituale e spero che vi interesserà.
Lo troviamo espresso nella parabola di Gesù sul giudice ingiusto e sulla vedova importuna, dove il Divin Maestro parla della “necessità di pregare sempre, senza stancarsi” (Lc 18,1); anche l’Apostolo ci sprona dicendo: “Pregate incessantemente” e aggiunge: “in ogni cosa, rendete grazie” (1 Ts 5, 17 e 18).

Preghiere a Gesù Crocifisso

Fu rivelato a S. Margherita Alacoque, apostola del S. Cuore: "Nostro Signore sarà propizio in punto di morte a tutti coloro che di venerdì lo adoreranno 33 volte sulla croce, trono della sua Misericordia." (scritti n. 45) 
A suor Antonietta Prevedello il divino Maestro disse: "Ogni volta che un’anima bacia le ferite del crocifisso merita che Io le baci le piaghe della sua miseria e dei suoi peccati… io ricompenso con 7 doni mistici, quelli dello Spirito Santo, atti a distruggere i 7 peccati capitali, quelli che baciano per adorazione le piaghe sanguinanti del mio Corpo." 
A suor Marta Chambon, suora della visitazione di Chambery, fu rivelato da Gesù: "Le anime che pregano con umiltà e meditano la mia dolorosa Passione, avranno un giorno una partecipazione alla gloria delle mie Piaghe. Contemplami sulla croce, stringiti al mio cuore, vi scoprirai tutta la bontà di cui è colmo. Vieni figlia mia e gettati qui dentro. Se volete entrare nella luce del Signore bisogna nascondersi nel mio Costato. Se volete conoscere l’intimità delle viscere della Misericordia di Colui che vi ama tanto, dovete avvicinare le labbra con rispetto e umiltà all'apertura del mio Sacro Cuore. L’anima che spirerà nelle mie piaghe non si dannerà." 
Gesù a S. Geltrude: “Ti confido che mi torna assai gradito vedere lo strumento del mio supplizio circondato d’amore e di rispetto.”
Cosi scrive a un devoto S. Paolo della Croce: "Ma sopra tutto prego il dolce Gesù che imprima nel suo cuore la continua, tenera e devota memoria della sua santissima Passione, che è il mezzo più efficace per essere santo nel suo stato." E così incoraggia una marchesa perché non lasci il pio esercizio dell'orazione: "Mi dice che non sa fare alcuna orazione che sopra la Santissima Vita, Passione, e Morte del Salvatore. Seguiti pure questa, con la benedizione del Signore, che in questa santissima scuola s'impara la vera sapienza: qui è dove hanno imparato i Santi".

Preghiere di Adorazione

Non sono molte le preghiere che seguono, perché non ne servono molte, e non solo in questo caso. La preghiera ardente che sgorga dal cuore è già perfetta preghiera di adorazione, siccome questa sopraggiunge solo se siamo aperti, dominati dall'amore dolcissimo di Dio.
Anche una sola, qualsiasi, semplice preghiera, ma espressa con fede vera, è una dichiarazione d'amore immensa che apre il Cielo.
Mi ha colpito questo bel sito interamente dedicato all'Adorazione Eucaristica, e ve lo propongo: adorazioneeucaristica.it
Di seguito alcuni formulari utilizzati per l'adorazione:

Preghiera di Adorazione
Sono qui, davanti a Te Signore. Ti guardo presente in questo pezzo di pane. Desidero che questo tempo sia per Te e in ascolto di Te: fammi la grazia del silenzio, metti a tacere con la tua presenza tutti quei pensieri che mi impediscono di contemplarti. Quale grande amore hai per me, Signore, e desideri una sola cosa: che io ti ami con la mia vita, anche se mi sento debole e fragile.
Nell'Eucarestia mi doni il pane che mi nutre, che mi dà forza nel mio cammino. Fa’ o Signore che questo momento di adorazione si prolunghi nella quotidianità della mia vita, per riconoscerti e contemplarti nei volti di coloro che ogni giorno mi doni di incontrare.