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La comunione con Cristo e la condivisione delle sofferenze degli uomini

La capacità di prender parte alle sofferenze di coloro che soffrono, che sono malati o tribolati, e di condividere i loro pesi, non ti viene da una semplice filantropia umana, da una compassione passeggera o dal desiderio di essere benvisto o di ricevere elogi: una tale compassione infatti sarebbe votata a diminuire ben presto, e poi a scomparire. Ma è attraverso la preghiera perseverante, pura, sincera, che puoi ricevere questi sentimenti, come un dono di Dio che ti rende capace non solo di perseverare in tale comunione con i più deboli, ma anche di progredirvi a tal punto da non poter più vivere senza di loro (cfr. 1Tessalonicesi 3,8) e da non trovare riposo se non nella condivisione delle loro pene e delle loro sofferenze.
Il segreto di questo carisma sta nella tua comunione con Cristo, nella tua partecipazione alla sua natura e alle sue qualità divine, così che è lui ormai che suscita in te il volere e l’operare (cfr. Filippesi 2,13). Cosi la condivisione delle sofferenze degli uomini e la comunione con Cristo dipendono strettamente l’una dall'altra; cosicché portare la croce di Cristo significa già di per sé prendere parte alla croce degli uomini, senza riserve, fino in fondo.
Quando diminuisce l’intimità del tuo rapporto con Cristo nella preghiera, è il sintomo che una grave malattia ha colpito la preghiera nella sua stessa essenza. Se operi per gli altri, se sei al loro servizio e preghi per loro, questo significa una perdita grave, un insuccesso sicuro: comincerai allora a intiepidirti, a sentire stanchezza; solo con sforzo riuscirai a compiere quei doveri che prima ti erano così cari; in seguito arriverai a trascurarli e a desiderare di evitarli, e infine ad astenertene e a rifiutarti di compierli. Perché senza Cristo è impossibile continuare a servire gli altri con un’azione feconda, sostenuta ed efficace; e Cristo, non lo raggiungi se non nella preghiera.

Litanie della Passione di Gesù Cristo

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Video canti liturgici "Kyrie Eleison, Gloria, Sanctus, Agnus Dei" con testo latino

Kyrie eleison.
Kyrie eleison.
Christe eleison.
Christe eleison.
Kyrie eleison.
Kyrie eleison.

Glória in excélsis Deo
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te,
benedícimus te,
adorámus te,
glorificámus te,
grátias ágimus tibi, propter magnam glóriam tuam,
Dómine Deus, Rex cæléstis,
Deus Pater omnípotens.

Amorismi

Iniziamo prima col dire che "amorismi" altro non è che una ridefinizione di certi aforismi.
Scopriremo quello che a prima vista parrebbe un evidente contrasto: la profondità e l'ampiezza dell'amore espresso in sintesi. Profondità perché molti aforismi su Dio e sull'amore possono raggiungere un'altezza poetica vertiginosa; ampiezza perché possono aprire a spunti di meditazione nuovi, dolcissimi, quasi senza confini. Certi aforismi potranno risultare così veri da poterci sprofondare, altri parranno così poetici quanto un inno alla vita, altri susciteranno rappresentazioni dolcissime nel nostro io, altri ancora evocheranno nostalgie e ricordi ormai lontani e, in definitiva, in ognuno di noi potrà fiorire una lode interiore che lo condurrà man a mano a mettere a nudo non qualcosa di nuovo, ma quel che di più profondo già porta nel cuore: l'amore.
Inizia dunque la pubblicazione di quegli aforismi legati da un comune filo conduttore chiamato amore. Ecco perché AMORISMI, che potrebbe sembrare una parola inventata qui per l'occorrenza se non fosse che, da una veloce ricerca sul web, si scopre subito che non è così. Anch'io realmente lo scopro solo ora che ne scrivo.

I lettori raccontano

Franco, 11 dicembre 2014
Trovai questo foglietto davanti al mio negozio verso la fine dell'inverno 2009-2010, al termine di due intere giornate di pioggia battente. L'avevo notato di passaggio, bagnato, ormai sporco, calpestato dai passanti, come uno dei tanti foglietti che il vento trasporta. Immaginai che si sarebbe disfatto per via dell'acqua, ma non fu così. Lo avevo allontanato più volte con i piedi, ma ogni volta, inspiegabilmente, "riappariva" davanti all'ingresso del negozio. Pensavo: "Che strano, è ancora qui davanti."
Il vento forte che seguì alla pioggia lo aveva asciugato, rendendolo anche più leggero. Non avevo ancora letto quel che vi era scritto, finché non lo trovai girato: infine mi soffermai ormai incuriosito, a leggervi quelle parole che mi colpirono profondamente...
Abbandonai ancora lì per terra quel messaggio. Stranamente, nei due o tre giorni successivi il vento continuò ancora impetuoso, ma non lo trascinò via e io non riuscii a ignorarlo ancora. Era sempre lì, seppure un po' in disparte, quasi una presenza discreta, umile, e mi attraeva. Pareva dicesse al mio io: "Sono ancora qui, non ignorarmi." Non potei non sollevarlo ancora, e rileggerlo.
Cominciai a immaginarmi allora chi l'aveva scritto come una figura emaciata, dalla pelle avvizzita sotto la barba lunga, gli occhi spenti come tanti diseredati, quasi certamente alcoolizzato, malvestito, sporco. Dissi dentro di me: "Le suore! come ai vecchi tempi. Che bello". Pensai alle suore "Figlie della Carità" di Pontassieve, quelle di San Vincenzo de' Paoli. Mi chiesi anche se quella povera figura fosse andato dal medico, mentre riflettevo: "Lui ha un problema che io non ho, ha tanti problemi che io non ho. Chissà quante situazioni come questa ci sono al mondo." Sentivo di amarlo, mentre provavo compassione per lui. Conservo ancora quel foglietto.

Gli ultimi Papi

"Tre Papi eccezionali, uguali nel compito (guidare il popolo di Dio nel vivere il vangelo), diversi nella modalità di esercizio."

Giovanni Paolo II era personalità poliedrica, un grande comunicatore, che aveva stupito con la sua prestanza fisica (Wojtyla superstar), poi per la capacità di sopportare la malattia, Papa geopolitico che ha contribuito alla sconfitta del comunismo, riconosciuto leader etico mondiale. Per me, è stato un santo, un “Papa guerriero”, come lo definì Time, o “il grande missionario”, o “l’espansionista” (ammesso che esista questa parola) nel senso che venendo da una dittatura era tutto proteso al riconoscimento della libertà di predicare il Vangelo in ogni angolo del mondo, dilatando quasi i confini del cristianesimo. A questo scopo missionario ha adeguato la sua Curia. Per questo ha viaggiato instancabile nei 5 continenti, ha quasi raddoppiato le Rappresentanze pontificie nel mondo, ha moltiplicato i documenti (encicliche, esortazioni apostoliche, messaggi…), ha inventato la Giornata mondiale dei giovani, l’incontro mondiale delle famiglie per mobilitare tutti al suo impulso missionario. Con gli incontri di Assisi ha promosso il dialogo interreligioso impegnando le religioni del mondo a servire la pace. Grazie al suo prestigio è riuscito a dare diritto di cittadinanza della fede cattolica nei media del villaggio globale. E negli ultimi anni, quando ormai era fiaccato dalla malattia, ha dato la testimonianza della preziosità della vita, resa appassionante dall'amore di Dio, in ogni suo stadio.

Gesù di Nazareth (Zeffirelli)

Far nascere Dio dentro di noi

Chi era Maria se non una di noi?
Chi era Maria se non il segno che siamo chiamati a essere madri del divino che abbiamo dentro? Il nostro compito è lo stesso di una madre incinta: accogliere, dare spazio a ciò che ci abita dentro...
Come posso chiamare quello che ho vissuto? Un'esperienza mistica? Ma a "mistico" associamo cose che non hanno niente a che fare con quello che ho provato io, visioni, esperienze staccate dal quotidiano, cose "dell'altro mondo". La parola "mistico" ha la stessa etimologia di mistero. Ma la vita, il reale, è pieno di mistero. Allora esperienza mistica è quando si scopre la profondità del reale, quando si sente che sotto ogni cosa c'è dell'altro, nei suoi occhi, in una rosa, in un dettaglio.
"La fede dona un'intelligenza che penetra il minimo per scorgervi il massimo" (Giuseppe Barzaghi).

Io ho scoperto che, dentro di me c'era Dio, l'ho sentito. E allora ho cominciato a vedere Dio negli altri. Qualcosa di grandioso ma al tempo stesso semplicissimo e familiare, come quando una donna sente dentro di sé un bambino. Allora mi chiedo: l'Annunciazione riguarda solo Maria o è qualcosa per tutti? E chi è Maria? Una superwoman perfetta e distante o una donna come me e te, che ha vissuto un'esperienza di vita spiazzante e forte, a cui ha risposto in modo libero e coraggioso?